STEMMA DI
PAOLO VI
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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI SEMINARISTI
NEL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLE GRAZIE
Brescia -
Cari Seminaristi.
1. Non poteva mancare, in questa mia visita alla città di Brescia, una sosta in questo Santuario, tanto caro al cuore di Papa Paolo VI.
In questo tempio di pregevole stile barocco, centro e fulcro della pietà mariana della città e della diocesi, elevato alla dignità di Basilica dal Santo Padre Giovanni XXIII, i fedeli bresciani da oltre quattro secoli venerano con speciale devozione la beata Vergine sotto il titolo di “Madonna delle Grazie”. Qui essi vengono nei momenti della gioia e in quelli del dolore, per confidarsi con la Madre e per trovare nei suoi occhi la risposta che sia luce e conforto nel cammino della vita.
E qui veniva sovente dalla vicina abitazione Giovanni Battista Montini, fanciullo
ancora e poi ragazzo e giovane, per pregare, riflettere, aprire l’animo ai grandi
ideali che cominciavano a dischiuderglisi dinanzi. Qui in particolare, egli maturò
la decisione fondamentale della sua vita, il “sì” alla divina chiamata al sacerdozio.
Lo ricordava egli stesso con parole soffuse di nostalgia: “In quel pio domicilio,
casa e chiesa, di culto mariano, maturò la nostra giovanile vocazione sacerdotale”
(cf. Insegnamenti di Paolo VI, XI [1973] 825). “Noi ricordiamo -
2. Potete immaginare, pertanto, la profonda emozione con cui anch’io mi trovo oggi in questo Santuario. È un’emozione certamente condivisa anche da voi, cari seminaristi, che molto opportunamente avete scelto questo tempio come luogo per l’incontro col Papa: quale ambiente, quale “clima” migliore per un dialogo cordiale e costruttivo che la casa della Madre comune?
Guardando i vostri volti lieti ed aperti, un sentimento di profonda riconoscenza sale dal mio cuore a Dio, che nel suo meraviglioso progetto di salvezza continua a suscitare nei giovani, speranza del domani, il desiderio di lavorare per la causa del Regno dei cieli.
Accogliendo quest’interiore chiamata, voi siete entrati in Seminario ove state impegnandovi
a crescere ed a maturare come uomini, come cristiani, come futuri sacerdoti. A somiglianza
degli Apostoli, che Gesù volle accanto a sé per prepararli ai futuri compiti (cf.
Mc 3,13-
è tuttavia già puntato verso le necessità di un mondo che attende,
oggi più di ieri, guide spirituali sicure e preparate.
Carissimi, ricordate che il periodo del Seminario è unico, irripetibile, decisivo per il vostro futuro ministero.
Approfittatene per mettere alla base della quotidiana preparazione una forte spiritualità, che si alimenti ad una solida pietà eucaristica, cristocentrica e mariana.
Lasciatevi permeare sempre più in profondità dalla novità del Vangelo, e sul gioioso annuncio del messaggio cristiano improntate il vostro programma di vita.
3. Desidero esortarvi, altresì, a maturare in voi un forte e autentico “senso della Chiesa”, che vi renda aperti sia alle necessità e ai problemi della Chiesa locale bresciana, sia alle esigenze più vaste della Chiesa universale, per la quale so che lavorano già numerosi sacerdoti della vostra diocesi.
Impegnatevi a diventare degni eredi delle figure luminose di sacerdoti bresciani, che si sono distinti per l’intensità della vita spirituale e per la formazione culturale. Preparatevi ad essere i continuatori appassionati di quelle felici intuizioni pastorali che hanno rese ricche di operosità cristiana, particolarmente nelle iniziative catechetiche e di formazione della gioventù, le parrocchie della vostra diocesi.
4. Nel lungo itinerario di ascesa al monte del Signore, non scoraggiatevi per le difficoltà. Le grandi vette si raggiungono solo con il sacrificio.
Ricordate le parole di Gesù? “In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato
casa, o moglie, o fratelli, o genitori, o figli per amore del Regno di Dio, che non
riceva molto di più in questo tempo, e la vita eterna nel secolo futuro” (Lc 18,20-
Il Papa Paolo VI, che ebbe sempre per i Seminari parole di significativo apprezzamento,
in occasione del IV Centenario della loro istituzione osservava: “Il Seminario è
la scuola per il silenzio interiore, in cui parla la voce misteriosa di Dio, è la
palestra per l’allenamento alle virtù difficili, è la casa dove abita Cristo, il
Maestro. Ricordate? Due discepoli di Giovanni, udito ch’egli diceva a Gesù, che passava
sulla riva del Giordano: ecco l’Agnello di Dio! andarono dietro a Gesù. Gesù si voltò
e, notato che lo seguivano, domandò loro: chi cercate? Essi gli dissero: Rabbì (che
tradotto vuol dire Maestro), dove abiti? Egli rispose loro: Venite e vedrete (Gv
1,37-
Cari seminaristi, se volete incontrare Cristo Signore, se volete conoscerlo, ascoltarlo, sappiate che per bocca della Chiesa, rappresentata dal Vescovo e dai vostri Superiori, la risposta è sempre la stessa: venite e vedrete!
Affidatevi sempre con tanta fiducia a Maria Immacolata, dispensatrice di ogni grazia, alla quale è dedicato il vostro bel Seminario. Vi accompagna anche la preghiera del Papa, il quale vi vuole bene e di vero cuore vi benedice.
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II DURANTE LA MESSA AL CAMPO MARTE
26 SETTEMBRE 1982
La visita di Giovanni Paolo II
nel ricordo di Paolo VI
e per la beatificazione di Giuseppe Antonio Tovini
(19-
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